Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Parola del Signore.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Scritto probabilmente intorno all’80-90 d.C. per una comunità di cristiani di origine ebraica, forse in Siria. Presenta Gesù come il Messia promesso, figlio di Davide e nuovo Mosè, che porta a compimento la Legge e i Profeti: per questo cita spesso l’Antico Testamento. Raccoglie gli insegnamenti di Gesù in cinque grandi discorsi, tra cui il Discorso della montagna. Mostra i contrasti con i farisei e gli scribi, riflettendo anche le tensioni del tempo tra la Chiesa e la sinagoga. È il Vangelo dell’anno liturgico A.
Chi sono, che cosa significa
- Discepoli e apostoli
- I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
- Parabole
- Racconti brevi tratti dalla vita quotidiana della Palestina del I secolo (semina, pesca, pastori, vigne, banchetti, debiti) con cui Gesù spiega il Regno di Dio. Era un metodo comune ai maestri ebrei. Spesso contengono un elemento sorprendente che costringe l’ascoltatore a prendere posizione.
- Regno di Dio, Regno dei cieli
- Il tema centrale della predicazione di Gesù: non un territorio, ma il regnare di Dio, cioè la sua presenza che salva, guarisce e rende giusti. Matteo, per il rispetto ebraico verso il nome di Dio, dice «Regno dei cieli». È già presente in Gesù, come un seme che cresce, ma attende il suo compimento alla fine dei tempi.
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Prima Lettura
Dal libro della Sapienza
Sap 6,12-16
La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 62 (63)
R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.
Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.
Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R.
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
1Ts 4, 13-18
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi,
per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Chi sono, che cosa significa
- Il Tempio di Gerusalemme
- L’unico luogo dove si offrivano i sacrifici a Dio. Il primo Tempio fu costruito da Salomone e distrutto dai Babilonesi nel 587 a.C.; il secondo fu ricostruito dopo l’esilio e ampliato in modo grandioso da Erode il Grande. Era meta di pellegrinaggio nelle grandi feste. Gesù vi insegnò e ne cacciò i venditori. Fu distrutto dai Romani nel 70 d.C.: oggi ne resta il Muro occidentale («del Pianto»).
- Discepoli e apostoli
- I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
- I viaggi di Paolo e le prime comunità
- Tra il 46 e il 58 d.C. circa san Paolo compì tre grandi viaggi missionari nell’attuale Turchia e in Grecia, fondando comunità nelle città dell’impero: Filippi e Tessalonica (in Macedonia), Corinto (capitale della provincia di Acaia), Efeso, le chiese della Galazia. Erano piccoli gruppi di ebrei e soprattutto di pagani convertiti, riuniti nelle case. Le sue lettere rispondono ai loro problemi concreti e sono i più antichi scritti del Nuovo Testamento.
- Angeli e arcangeli
- Gli angeli («messaggeri») sono creature spirituali al servizio di Dio, che portano i suoi messaggi e proteggono gli uomini. La Bibbia nomina tre arcangeli: Gabriele, che annuncia la nascita di Giovanni Battista e di Gesù; Raffaele, che accompagna Tobia; Michele («Chi è come Dio?»), protettore del popolo di Dio nel libro di Daniele e vincitore del drago nell’Apocalisse, patrono della nostra parrocchia.
- Messia, Cristo
- «Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.
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Il Vangelo di oggi è una celebre parabola, che parla di dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, simbolo del Regno dei cieli, della vita eterna (Mt 25,1-13). E’ un’immagine felice, con cui però Gesù insegna una verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l’olio. Che cosa rappresenta questo «olio», indispensabile per essere ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino (cfr Discorsi 93, 4) e altri antichi autori vi leggono un simbolo dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere. Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena (cfr Mt 25,31-46). E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita. (Papa Benedetto XVI, Angelus, 6 novembre 2011)