Abramo e i patriarchi
Abramo è il padre del popolo d’Israele e il modello della fede: partito da Ur dei Caldei (nell’attuale Iraq) verso la terra di Canaan, si fida della promessa di Dio di una discendenza numerosa. Con il figlio Isacco e il nipote Giacobbe (chiamato anche Israele, padre delle dodici tribù) forma il gruppo dei patriarchi, vissuti nel II millennio a.C. Ebrei, cristiani e musulmani lo riconoscono come padre nella fede.
Agnello di Dio
L’agnello era l’animale del sacrificio pasquale, il cui sangue aveva salvato gli Israeliti in Egitto, e dei sacrifici quotidiani al Tempio. Isaia descrive il servo sofferente «come agnello condotto al macello». Giovanni Battista indica Gesù come «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo»: parole ripetute in ogni Messa prima della Comunione.
Alleanza
Il legame che Dio stabilisce liberamente con il suo popolo, sul modello dei trattati antichi: «Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo». Le tappe principali sono le alleanze con Noè, con Abramo, con Mosè al Sinai (i Dieci comandamenti) e con Davide. I profeti annunciano una «nuova alleanza» scritta nei cuori, che i cristiani riconoscono nel sangue di Cristo, ricordato in ogni Messa.
Amen, Alleluia, Osanna
Parole ebraiche entrate nella preghiera cristiana senza traduzione. «Amen» significa «è così, è vero, mi fido»: Gesù lo usa all’inizio delle sue affermazioni solenni («In verità vi dico»). «Alleluia» vuol dire «lodate il Signore». «Osanna», in origine «salvaci!», divenne un’acclamazione festosa, gridata all’ingresso di Gesù a Gerusalemme.
Angeli e arcangeli
Gli angeli («messaggeri») sono creature spirituali al servizio di Dio, che portano i suoi messaggi e proteggono gli uomini. La Bibbia nomina tre arcangeli: Gabriele, che annuncia la nascita di Giovanni Battista e di Gesù; Raffaele, che accompagna Tobia; Michele («Chi è come Dio?»), protettore del popolo di Dio nel libro di Daniele e vincitore del drago nell’Apocalisse, patrono della nostra parrocchia.
Battesimo
Il verbo greco significa «immergere». Nel giudaismo esistevano bagni rituali di purificazione; Giovanni Battista propone un’unica immersione nel fiume Giordano come segno di conversione. Il battesimo cristiano, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è il sacramento che unisce alla morte e risurrezione di Cristo e fa entrare nella Chiesa.
Davide
Secondo re d’Israele (circa 1000 a.C.), pastore di Betlemme diventato re. Conquistò Gerusalemme e ne fece la capitale. Dio gli promise, tramite il profeta Natan, una dinastia eterna: per questo il Messia atteso era chiamato «figlio di Davide». La tradizione gli attribuisce molti Salmi. Suo figlio Salomone costruì il primo Tempio.
Discepoli e apostoli
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
Egitto ed Esodo
Secondo il libro dell’Esodo, i discendenti di Giacobbe furono schiavi in Egitto finché Dio li liberò per mezzo di Mosè, facendoli passare attraverso il Mar Rosso. Seguirono quarant’anni nel deserto, tempo di prova e di formazione del popolo, e l’alleanza al Sinai. La memoria della liberazione dall’Egitto è il centro della fede d’Israele e della Pasqua ebraica; il deserto resta nella Bibbia il luogo dell’incontro con Dio.
Elia ed Eliseo
Profeti del regno del nord d’Israele nel IX secolo a.C. Elia combatté il culto del dio Baal promosso dalla regina Gezabele; secondo la Bibbia fu rapito in cielo su un carro di fuoco. Si attendeva il suo ritorno prima del Messia: per questo Giovanni Battista fu identificato con lui. Eliseo, suo discepolo, ne continuò l’opera con molti miracoli.
Erode e gli erodiani
Erode il Grande, re della Giudea per conto di Roma (37-4 a.C.), ricostruì in modo grandioso il Tempio ed è il re della strage degli innocenti. Alla sua morte il regno fu diviso tra i figli: Erode Antipa governò la Galilea al tempo di Gesù e fece decapitare Giovanni Battista, che lo rimproverava per l’unione con Erodìade, moglie del fratello. Gli «erodiani» erano i sostenitori di questa dinastia.
Farisei
Movimento religioso laico nato nel II secolo a.C., all’epoca dei Maccabei. Il nome significa probabilmente «separati». Volevano santificare la vita quotidiana osservando con scrupolo la Legge di Mosè, interpretata attraverso la «tradizione degli antichi» (norme su sabato, purità, decime). Erano stimati dal popolo e attivi nelle sinagoghe; credevano nella risurrezione dei morti e negli angeli. Gesù condivide molte loro convinzioni, ma ne critica il legalismo e l’ipocrisia. Dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) da loro nacque il giudaismo rabbinico. San Paolo era stato fariseo.
Figlio dell’uomo
Espressione che nell’ebraico biblico significa semplicemente «essere umano», ma nel libro di Daniele (7,13) indica una figura misteriosa che viene sulle nubi del cielo e riceve da Dio un regno eterno. Gesù la usa spesso per parlare di sé, unendo la sua umanità, la sua passione e la sua gloria futura.
Galilea
Regione settentrionale della terra d’Israele, fertile e popolosa, attorno al lago di Tiberiade (o mare di Galilea). Era abitata da ebrei e pagani ed era vista con sospetto dai Giudei di Gerusalemme. Qui Gesù crebbe, a Nazaret, e svolse gran parte della sua predicazione, con base a Cafarnao; molti apostoli erano pescatori del lago.
Giovanni Battista
Figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, parente di Gesù. Predicava nel deserto di Giuda, presso il Giordano, un battesimo di conversione in vista del giudizio imminente, vestito come gli antichi profeti. Battezzò Gesù e lo indicò come «l’Agnello di Dio». Fu fatto decapitare da Erode Antipa. È il precursore, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento.
Giudea e Gerusalemme
La Giudea è la regione meridionale, con capitale Gerusalemme, città santa scelta da re Davide intorno al 1000 a.C. e sede del Tempio. Sion è il colle della città e, per estensione, la città stessa come dimora di Dio. Nella Giudea si trovano anche Betlemme, città di Davide dove nacque Gesù, Betània, villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, e Gerico.
I viaggi di Paolo e le prime comunità
Tra il 46 e il 58 d.C. circa san Paolo compì tre grandi viaggi missionari nell’attuale Turchia e in Grecia, fondando comunità nelle città dell’impero: Filippi e Tessalonica (in Macedonia), Corinto (capitale della provincia di Acaia), Efeso, le chiese della Galazia. Erano piccoli gruppi di ebrei e soprattutto di pagani convertiti, riuniti nelle case. Le sue lettere rispondono ai loro problemi concreti e sono i più antichi scritti del Nuovo Testamento.
Il Tempio di Gerusalemme
L’unico luogo dove si offrivano i sacrifici a Dio. Il primo Tempio fu costruito da Salomone e distrutto dai Babilonesi nel 587 a.C.; il secondo fu ricostruito dopo l’esilio e ampliato in modo grandioso da Erode il Grande. Era meta di pellegrinaggio nelle grandi feste. Gesù vi insegnò e ne cacciò i venditori. Fu distrutto dai Romani nel 70 d.C.: oggi ne resta il Muro occidentale («del Pianto»).
Il forestiero, la vedova e l’orfano
Nella società antica erano le persone senza protezione: lo straniero non aveva terra né diritti, la vedova e l’orfano non avevano un uomo che li difendesse in tribunale e ne garantisse il sostentamento. La Legge di Mosè li affida in modo speciale alla cura del popolo, ricordando che Israele stesso era stato straniero in Egitto, e i profeti fanno del loro trattamento la misura della fedeltà a Dio.
Il sabato
Il settimo giorno della settimana ebraica, dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, consacrato al riposo e a Dio, in ricordo della creazione e della liberazione dall’Egitto. Era un segno distintivo dell’identità ebraica; i farisei ne avevano precisato in dettaglio le attività proibite. Gesù non lo abolisce, ma ricorda che «il sabato è fatto per l’uomo». I cristiani celebrano la domenica, giorno della risurrezione.
La Legge (Torah)
La «Torah», cioè l’insegnamento di Dio contenuto nei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), attribuiti a Mosè. Comprende i Dieci comandamenti e centinaia di norme sul culto, la vita sociale, la purità e la giustizia. Per gli ebrei non è un peso ma un dono: la via per vivere nell’alleanza. I rabbini contavano 613 precetti; Gesù li riassume nell’amore di Dio e del prossimo. «La Legge e i Profeti» indica tutta la Scrittura.
Le feste ebraiche
Oltre alla Pasqua, Israele celebrava la festa delle Settimane (Pentecoste), cinquanta giorni dopo, per il raccolto del grano e il dono della Legge; la festa delle Capanne (Sukkot), in autunno, in ricordo dei quarant’anni nel deserto; il giorno dell’Espiazione (Yom Kippur), di digiuno e perdono; la Dedicazione (Hanukkah), per la riconsacrazione del Tempio al tempo dei Maccabei. Nelle feste principali gli ebrei salivano in pellegrinaggio a Gerusalemme.
L’esilio babilonese
Nel 587 a.C. il re babilonese Nabucodònosor distrusse Gerusalemme e il Tempio e deportò in Babilonia gran parte della popolazione. L’esilio fu la crisi più profonda della storia d’Israele, ma anche il tempo in cui furono raccolte e meditate le Scritture. Nel 538 a.C. il re persiano Ciro permise il ritorno: iniziò la ricostruzione del Tempio e della comunità.
Messia, Cristo
«Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.
Monete e misure
Il denaro romano era la paga di una giornata di lavoro di un bracciante. La dracma greca valeva circa un denaro. Il talento era un’unità di peso e di valore enorme, pari a circa 6.000 denari, cioè il salario di quasi vent’anni di lavoro. Sulle monete romane comparivano l’immagine e il nome dell’imperatore; al Tempio si pagava con il siclo di Tiro, per cui servivano i cambiavalute.
Mosè
La grande guida d’Israele (XIII secolo a.C. secondo la datazione più diffusa). Nato in Egitto, guidò il popolo fuori dalla schiavitù (l’Esodo), ricevette la Legge sul monte Sinai e accompagnò Israele nel deserto per quarant’anni fino alle soglie della Terra promessa. È considerato il più grande dei profeti e il mediatore dell’alleanza; nella Trasfigurazione appare accanto a Gesù con Elia.
Pagani e genti
Per gli ebrei «le genti» (o nazioni, pagani, gentili) erano tutti i popoli non ebrei, che adoravano gli idoli. I profeti annunciano che anche le genti saliranno a Gerusalemme per conoscere il vero Dio. La missione degli apostoli, soprattutto di Paolo, porta il Vangelo ai pagani dell’impero romano: una delle grandi questioni della Chiesa nascente fu come accoglierli.
Parabole
Racconti brevi tratti dalla vita quotidiana della Palestina del I secolo (semina, pesca, pastori, vigne, banchetti, debiti) con cui Gesù spiega il Regno di Dio. Era un metodo comune ai maestri ebrei. Spesso contengono un elemento sorprendente che costringe l’ascoltatore a prendere posizione.
Pasqua ebraica e azzimi
La festa più importante d’Israele, in primavera, che ricorda la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Nella cena pasquale si mangiano l’agnello, il pane azzimo (senza lievito, segno della partenza in fretta) e le erbe amare, raccontando ai figli la storia dell’Esodo. Gesù morì e risorse durante la Pasqua: la sua Ultima Cena si colloca in questo contesto e la Pasqua cristiana ne porta a compimento il significato.
Prestito, interesse e pegno
Nella società agricola d’Israele il prestito serviva soprattutto a sopravvivere a un cattivo raccolto. La Legge di Mosè vietava di chiedere interessi a un fratello israelita e proteggeva il povero dai creditori: il mantello dato in pegno, che di notte faceva da coperta, doveva essere restituito prima del tramonto. Ogni sette anni i debiti venivano condonati (anno sabbatico).
Profeti
Uomini e donne chiamati a parlare in nome di Dio: non indovini del futuro, ma interpreti della storia alla luce dell’alleanza. Richiamano re e popolo alla fedeltà, difendono poveri, vedove e orfani, annunciano il giudizio e la speranza. I più grandi (Isaia, Geremia, Ezechiele) vissero tra l’VIII e il VI secolo a.C., nel tempo delle crisi assira e babilonese. Giovanni Battista è considerato l’ultimo dei profeti.
Pubblicani
Gli esattori delle tasse e dei dazi per conto dei Romani o di Erode. Prendevano in appalto la riscossione e spesso chiedevano più del dovuto: per questo erano considerati ladri, collaboratori degli occupanti e impuri, ed erano esclusi dalla vita religiosa. Gesù siede alla loro tavola e chiama tra i discepoli il pubblicano Matteo; famoso è anche Zaccheo di Gerico.
Puro e impuro
Per la Legge alcune condizioni (malattie della pelle chiamate «lebbra», contatto con cadaveri, perdite di sangue, certi cibi) rendevano «impuri», cioè inadatti al culto, finché non si compiva un rito di purificazione. Il lebbroso doveva vivere fuori dal villaggio. Non era una colpa morale, ma comportava esclusione sociale. Gesù tocca i lebbrosi e insegna che ciò che rende impuri è il male che esce dal cuore.
Rabbì, Maestro
Titolo di rispetto (letteralmente «mio grande») dato ai maestri della Legge che avevano discepoli. Rivolgersi a Gesù chiamandolo «Rabbì» o «Maestro» significava riconoscerlo come insegnante autorevole delle Scritture, anche se non aveva frequentato le scuole degli scribi.
Regno di Dio, Regno dei cieli
Il tema centrale della predicazione di Gesù: non un territorio, ma il regnare di Dio, cioè la sua presenza che salva, guarisce e rende giusti. Matteo, per il rispetto ebraico verso il nome di Dio, dice «Regno dei cieli». È già presente in Gesù, come un seme che cresce, ma attende il suo compimento alla fine dei tempi.
Romani, Cesare e Pilato
Dal 63 a.C. la terra d’Israele era sotto il dominio di Roma. «Cesare» era il titolo dell’imperatore: Augusto alla nascita di Gesù, Tiberio durante la sua vita pubblica. La Giudea era governata da un prefetto romano; dal 26 al 36 d.C. fu Ponzio Pilato, che autorizzò la crocifissione di Gesù. Il centurione comandava cento soldati. Il tributo a Cesare era il segno della sottomissione all’impero.
Sadducei
Gruppo legato alle grandi famiglie sacerdotali di Gerusalemme, che controllavano il Tempio e il Sinedrio. Il nome viene forse da Sadoc, sommo sacerdote ai tempi di Salomone. Accettavano come vincolanti solo i cinque libri di Mosè (la Torah) e rifiutavano le tradizioni orali dei farisei; non credevano nella risurrezione dei morti né negli angeli. Politicamente cercavano l’intesa con i Romani. Scomparvero con la distruzione del Tempio nel 70 d.C.
Samaritani e Samaria
Abitanti della Samaria, regione tra Galilea e Giudea. Discendevano dalle tribù del nord d’Israele mescolate con popolazioni portate dagli Assiri dopo il 722 a.C. Accettavano solo i libri di Mosè e adoravano Dio sul monte Garizim invece che a Gerusalemme. Tra Giudei e Samaritani c’era un’ostilità secolare: per questo fanno scandalo la parabola del buon Samaritano e il dialogo di Gesù con la donna al pozzo.
Scribi e dottori della Legge
Esperti delle Sacre Scritture, che copiavano, studiavano e insegnavano. Erano consultati come giuristi perché la Legge di Mosè regolava anche la vita civile. Molti appartenevano al movimento dei farisei. Nel Vangelo li si vede discutere con Gesù sull’interpretazione della Legge, a volte con ostilità, a volte con sincera ricerca (come lo scriba «non lontano dal Regno di Dio» di Mc 12,34).
Sinagoga
Luogo di riunione della comunità ebraica, in ogni villaggio, per la preghiera, la lettura e la spiegazione delle Scritture, soprattutto il sabato. A differenza del Tempio non vi si offrivano sacrifici. Qualunque uomo adulto poteva essere invitato a leggere e commentare: così Gesù predica nella sinagoga di Nazaret e di Cafarnao, e Paolo inizia la sua missione nelle sinagoghe delle città greche.
Sinedrio
Il supremo consiglio ebraico di Gerusalemme, formato da 71 membri: sommi sacerdoti, anziani (capi delle famiglie più importanti) e scribi, sotto la presidenza del sommo sacerdote. Sotto i Romani giudicava le questioni religiose e parte di quelle civili, ma non poteva eseguire condanne a morte senza il governatore romano: per questo Gesù fu condotto da Ponzio Pilato.
Sommo sacerdote e sacerdoti
Il culto del Tempio di Gerusalemme era affidato ai sacerdoti, discendenti di Aronne, che offrivano i sacrifici a turno, e ai leviti, addetti ai servizi, ai canti e alla custodia. Il sommo sacerdote era la massima autorità religiosa: una volta l’anno, nel giorno dell’Espiazione (Yom Kippur), entrava nel Santo dei Santi. Al tempo di Gesù era nominato dai Romani; i più noti sono Anna e suo genero Caifa.
Spirito Santo
Nell’Antico Testamento lo «spirito» (in ebraico ruah, cioè soffio, vento) è la forza di Dio che crea, dà la vita e ispira profeti e re. Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo scende su Gesù al battesimo, è promesso ai discepoli ed è donato alla Chiesa nel giorno di Pentecoste. Per la fede cristiana è la terza persona della Trinità.
Vigna, pastore, gregge
Immagini familiari in una terra di agricoltori e pastori. Nei profeti la vigna è Israele, curata da Dio che attende frutti di giustizia (Isaia 5). Il pastore era il simbolo del re e dei capi del popolo: i profeti denunciano i cattivi pastori e promettono che Dio stesso pascerà il suo gregge. Gesù si presenta come il buon pastore e la vera vite.
Zeloti
Ebrei animati da «zelo» per Dio e per la Legge, che rifiutavano il dominio romano, anche con la lotta armata. Il loro movimento portò alla grande rivolta del 66-70 d.C., conclusa con la distruzione di Gerusalemme. Tra i dodici apostoli c’era «Simone lo Zelota».