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La Parola di Dio · domenica 25 ottobre 2026

Il Vangelo della domenica

XXX Domenica del Tempo Ordinario · Anno A

Il periodo liturgico: Tempo Ordinario · Anno A

Le 33 o 34 settimane che non celebrano un aspetto particolare del mistero di Cristo, ma lo vivono nella sua pienezza, seguendo passo passo la vita pubblica di Gesù. La domenica il Vangelo si legge in modo continuo (Matteo nell’anno A, Marco nel B, Luca nel C); la prima lettura, dall’Antico Testamento, è scelta in armonia con il Vangelo e il salmo le risponde; la seconda lettura segue in modo semicontinuo le lettere degli apostoli e ha un tema proprio. Il colore liturgico è il verde, segno di speranza.

Le letture della domenica seguono un ciclo di tre anni: nell’anno A si legge il Vangelo di Matteo, nel B quello di Marco, nel C quello di Luca; il Vangelo di Giovanni ritorna soprattutto in Quaresima e a Pasqua. I tempi dell’anno liturgico →

Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.

Per capire il testo: contesto storico e parole chiave

Il libro: Vangelo secondo Matteo Vangeli

Scritto probabilmente intorno all’80-90 d.C. per una comunità di cristiani di origine ebraica, forse in Siria. Presenta Gesù come il Messia promesso, figlio di Davide e nuovo Mosè, che porta a compimento la Legge e i Profeti: per questo cita spesso l’Antico Testamento. Raccoglie gli insegnamenti di Gesù in cinque grandi discorsi, tra cui il Discorso della montagna. Mostra i contrasti con i farisei e gli scribi, riflettendo anche le tensioni del tempo tra la Chiesa e la sinagoga. È il Vangelo dell’anno liturgico A.

Chi sono, che cosa significa

Farisei
Movimento religioso laico nato nel II secolo a.C., all’epoca dei Maccabei. Il nome significa probabilmente «separati». Volevano santificare la vita quotidiana osservando con scrupolo la Legge di Mosè, interpretata attraverso la «tradizione degli antichi» (norme su sabato, purità, decime). Erano stimati dal popolo e attivi nelle sinagoghe; credevano nella risurrezione dei morti e negli angeli. Gesù condivide molte loro convinzioni, ma ne critica il legalismo e l’ipocrisia. Dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) da loro nacque il giudaismo rabbinico. San Paolo era stato fariseo.
Sadducei
Gruppo legato alle grandi famiglie sacerdotali di Gerusalemme, che controllavano il Tempio e il Sinedrio. Il nome viene forse da Sadoc, sommo sacerdote ai tempi di Salomone. Accettavano come vincolanti solo i cinque libri di Mosè (la Torah) e rifiutavano le tradizioni orali dei farisei; non credevano nella risurrezione dei morti né negli angeli. Politicamente cercavano l’intesa con i Romani. Scomparvero con la distruzione del Tempio nel 70 d.C.
Scribi e dottori della Legge
Esperti delle Sacre Scritture, che copiavano, studiavano e insegnavano. Erano consultati come giuristi perché la Legge di Mosè regolava anche la vita civile. Molti appartenevano al movimento dei farisei. Nel Vangelo li si vede discutere con Gesù sull’interpretazione della Legge, a volte con ostilità, a volte con sincera ricerca (come lo scriba «non lontano dal Regno di Dio» di Mc 12,34).
La Legge (Torah)
La «Torah», cioè l’insegnamento di Dio contenuto nei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), attribuiti a Mosè. Comprende i Dieci comandamenti e centinaia di norme sul culto, la vita sociale, la purità e la giustizia. Per gli ebrei non è un peso ma un dono: la via per vivere nell’alleanza. I rabbini contavano 613 precetti; Gesù li riassume nell’amore di Dio e del prossimo. «La Legge e i Profeti» indica tutta la Scrittura.
Rabbì, Maestro
Titolo di rispetto (letteralmente «mio grande») dato ai maestri della Legge che avevano discepoli. Rivolgersi a Gesù chiamandolo «Rabbì» o «Maestro» significava riconoscerlo come insegnante autorevole delle Scritture, anche se non aveva frequentato le scuole degli scribi.
Profeti
Uomini e donne chiamati a parlare in nome di Dio: non indovini del futuro, ma interpreti della storia alla luce dell’alleanza. Richiamano re e popolo alla fedeltà, difendono poveri, vedove e orfani, annunciano il giudizio e la speranza. I più grandi (Isaia, Geremia, Ezechiele) vissero tra l’VIII e il VI secolo a.C., nel tempo delle crisi assira e babilonese. Giovanni Battista è considerato l’ultimo dei profeti.

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Liturgia della Parola

Le letture della Messa


Prima Lettura

Dal libro dell’Èsodo
Es 22,20-26

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Per capire il testo: contesto storico e parole chiave

Il libro: Esodo Pentateuco

Racconta la schiavitù degli Israeliti in Egitto, la vocazione di Mosè, le piaghe, la Pasqua e la liberazione attraverso il Mar Rosso, poi l’alleanza al monte Sinai con il dono dei Dieci comandamenti e delle leggi, e la costruzione della tenda del culto. È il racconto fondante della fede d’Israele: Dio è colui che libera gli oppressi e fa di un gruppo di schiavi il suo popolo. Le leggi sociali dell’Esodo (il «Codice dell’alleanza», capitoli 20-23) proteggono i più deboli: forestieri, vedove, orfani, poveri.

Chi sono, che cosa significa

Il forestiero, la vedova e l’orfano
Nella società antica erano le persone senza protezione: lo straniero non aveva terra né diritti, la vedova e l’orfano non avevano un uomo che li difendesse in tribunale e ne garantisse il sostentamento. La Legge di Mosè li affida in modo speciale alla cura del popolo, ricordando che Israele stesso era stato straniero in Egitto, e i profeti fanno del loro trattamento la misura della fedeltà a Dio.
Egitto ed Esodo
Secondo il libro dell’Esodo, i discendenti di Giacobbe furono schiavi in Egitto finché Dio li liberò per mezzo di Mosè, facendoli passare attraverso il Mar Rosso. Seguirono quarant’anni nel deserto, tempo di prova e di formazione del popolo, e l’alleanza al Sinai. La memoria della liberazione dall’Egitto è il centro della fede d’Israele e della Pasqua ebraica; il deserto resta nella Bibbia il luogo dell’incontro con Dio.
Prestito, interesse e pegno
Nella società agricola d’Israele il prestito serviva soprattutto a sopravvivere a un cattivo raccolto. La Legge di Mosè vietava di chiedere interessi a un fratello israelita e proteggeva il povero dai creditori: il mantello dato in pegno, che di notte faceva da coperta, doveva essere restituito prima del tramonto. Ogni sette anni i debiti venivano condonati (anno sabbatico).
Monete e misure
Il denaro romano era la paga di una giornata di lavoro di un bracciante. La dracma greca valeva circa un denaro. Il talento era un’unità di peso e di valore enorme, pari a circa 6.000 denari, cioè il salario di quasi vent’anni di lavoro. Sulle monete romane comparivano l’immagine e il nome dell’imperatore; al Tempio si pagava con il siclo di Tiro, per cui servivano i cambiavalute.

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Salmo Responsoriale

Dal Sal 17 (18)

R. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. R.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. R.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato. R.

Per capire il testo: contesto storico e parole chiave

Il libro: Salmi Libri sapienziali

Raccolta di 150 preghiere poetiche, composte nell’arco di molti secoli e usate nel culto del Tempio: lodi, suppliche, ringraziamenti, lamenti, canti per il re. Molti sono attribuiti a Davide. Il Salmo responsoriale della Messa risponde alla prima lettura, con un ritornello cantato da tutta l’assemblea. La numerazione tra parentesi (es. 17 (18)) indica la differenza tra la Bibbia greca e quella ebraica.

Chi sono, che cosa significa

Messia, Cristo
«Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.

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Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
1Ts 1,5c-10

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Per capire il testo: contesto storico e parole chiave

Il libro: Prima lettera ai Tessalonicesi Lettere di san Paolo

Il più antico scritto del Nuovo Testamento, inviato da Paolo intorno al 50-51 d.C. da Corinto alla giovane comunità di Tessalonica (l’attuale Salonicco), capitale della provincia romana di Macedonia. Paolo l’aveva fondata da poco, ma era dovuto fuggire per l’ostilità incontrata. La comunità era formata soprattutto da pagani convertiti «dagli idoli a Dio». Paolo li loda per la loro fede in mezzo alle prove e risponde alla loro domanda sui defunti e sul ritorno del Signore.

Chi sono, che cosa significa

Discepoli e apostoli
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
I viaggi di Paolo e le prime comunità
Tra il 46 e il 58 d.C. circa san Paolo compì tre grandi viaggi missionari nell’attuale Turchia e in Grecia, fondando comunità nelle città dell’impero: Filippi e Tessalonica (in Macedonia), Corinto (capitale della provincia di Acaia), Efeso, le chiese della Galazia. Erano piccoli gruppi di ebrei e soprattutto di pagani convertiti, riuniti nelle case. Le sue lettere rispondono ai loro problemi concreti e sono i più antichi scritti del Nuovo Testamento.
Spirito Santo
Nell’Antico Testamento lo «spirito» (in ebraico ruah, cioè soffio, vento) è la forza di Dio che crea, dà la vita e ispira profeti e re. Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo scende su Gesù al battesimo, è promesso ai discepoli ed è donato alla Chiesa nel giorno di Pentecoste. Per la fede cristiana è la terza persona della Trinità.
Pagani e genti
Per gli ebrei «le genti» (o nazioni, pagani, gentili) erano tutti i popoli non ebrei, che adoravano gli idoli. I profeti annunciano che anche le genti saliranno a Gerusalemme per conoscere il vero Dio. La missione degli apostoli, soprattutto di Paolo, porta il Vangelo ai pagani dell’impero romano: una delle grandi questioni della Chiesa nascente fu come accoglierli.

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Per meditare

Le parole dei Papi


Il Vangelo di questa domenica (Mc 12,28-34) ci ripropone l’insegnamento di Gesù sul più grande comandamento: il comandamento dell’amore, che è duplice: amare Dio e amare il prossimo. (…) Prima di essere un comando - l’amore non è un comando - è un dono, una realtà che Dio ci fa conoscere e sperimentare, così che, come un seme, possa germogliare anche dentro di noi e svilupparsi nella nostra vita. Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male. Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: attese di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore. Ma si verifica anche il percorso inverso: che aprendomi all’altro così com’è, andandogli incontro, rendendomi disponibile, io mi apro anche a conoscere Dio, a sentire che Egli c’è ed è buono. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili e stanno in rapporto reciproco. (Benedetto XVI - Angelus, 4 novembre 2012)

Testi aggiornati automaticamente dalla pagina «Vangelo del giorno e Parola del giorno» di Vatican News (Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede), secondo il calendario liturgico. Traduzione dei testi biblici: CEI. Le celebrazioni proprie della Diocesi di Aversa possono avere letture diverse.