Sabato della XXIX Settimana del Tempo Ordinario · Anno A
Il periodo liturgico: Tempo Ordinario · Anno A
Le 33 o 34 settimane che non celebrano un aspetto particolare del mistero di Cristo, ma lo vivono nella sua pienezza, seguendo passo passo la vita pubblica di Gesù. La domenica il Vangelo si legge in modo continuo (Matteo nell’anno A, Marco nel B, Luca nel C); la prima lettura, dall’Antico Testamento, è scelta in armonia con il Vangelo e il salmo le risponde; la seconda lettura segue in modo semicontinuo le lettere degli apostoli e ha un tema proprio. Il colore liturgico è il verde, segno di speranza.
Le letture della domenica seguono un ciclo di tre anni: nell’anno A si legge il Vangelo di Matteo, nel B quello di Marco, nel C quello di Luca; il Vangelo di Giovanni ritorna soprattutto in Quaresima e a Pasqua. I tempi dell’anno liturgico →
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Scritto intorno all’80-90 d.C. da Luca, medico di cultura greca e compagno di san Paolo, per comunità di origine pagana; ha una seconda parte, gli Atti degli Apostoli. È il Vangelo della misericordia (le parabole del figlio prodigo e della pecora smarrita), dell’attenzione ai poveri, alle donne e agli esclusi, della preghiera e della gioia. Racconta l’infanzia di Gesù dal punto di vista di Maria. È il Vangelo dell’anno liturgico C.
Regione settentrionale della terra d’Israele, fertile e popolosa, attorno al lago di Tiberiade (o mare di Galilea). Era abitata da ebrei e pagani ed era vista con sospetto dai Giudei di Gerusalemme. Qui Gesù crebbe, a Nazaret, e svolse gran parte della sua predicazione, con base a Cafarnao; molti apostoli erano pescatori del lago.
Dal 63 a.C. la terra d’Israele era sotto il dominio di Roma. «Cesare» era il titolo dell’imperatore: Augusto alla nascita di Gesù, Tiberio durante la sua vita pubblica. La Giudea era governata da un prefetto romano; dal 26 al 36 d.C. fu Ponzio Pilato, che autorizzò la crocifissione di Gesù. Il centurione comandava cento soldati. Il tributo a Cesare era il segno della sottomissione all’impero.
La Giudea è la regione meridionale, con capitale Gerusalemme, città santa scelta da re Davide intorno al 1000 a.C. e sede del Tempio. Sion è il colle della città e, per estensione, la città stessa come dimora di Dio. Nella Giudea si trovano anche Betlemme, città di Davide dove nacque Gesù, Betània, villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, e Gerico.
Racconti brevi tratti dalla vita quotidiana della Palestina del I secolo (semina, pesca, pastori, vigne, banchetti, debiti) con cui Gesù spiega il Regno di Dio. Era un metodo comune ai maestri ebrei. Spesso contengono un elemento sorprendente che costringe l’ascoltatore a prendere posizione.
Immagini familiari in una terra di agricoltori e pastori. Nei profeti la vigna è Israele, curata da Dio che attende frutti di giustizia (Isaia 5). Il pastore era il simbolo del re e dei capi del popolo: i profeti denunciano i cattivi pastori e promettono che Dio stesso pascerà il suo gregge. Gesù si presenta come il buon pastore e la vera vite.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 4,7-16
Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Lettera attribuita a Paolo, probabilmente scritta da un suo discepolo verso la fine del I secolo e destinata a più comunità dell’Asia Minore. Contempla il progetto di Dio di riunire tutto in Cristo e presenta la Chiesa come suo corpo, in cui ebrei e pagani sono diventati un solo popolo.
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
«Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.
Uomini e donne chiamati a parlare in nome di Dio: non indovini del futuro, ma interpreti della storia alla luce dell’alleanza. Richiamano re e popolo alla fedeltà, difendono poveri, vedove e orfani, annunciano il giudizio e la speranza. I più grandi (Isaia, Geremia, Ezechiele) vissero tra l’VIII e il VI secolo a.C., nel tempo delle crisi assira e babilonese. Giovanni Battista è considerato l’ultimo dei profeti.
Immagini familiari in una terra di agricoltori e pastori. Nei profeti la vigna è Israele, curata da Dio che attende frutti di giustizia (Isaia 5). Il pastore era il simbolo del re e dei capi del popolo: i profeti denunciano i cattivi pastori e promettono che Dio stesso pascerà il suo gregge. Gesù si presenta come il buon pastore e la vera vite.
L’unico luogo dove si offrivano i sacrifici a Dio. Il primo Tempio fu costruito da Salomone e distrutto dai Babilonesi nel 587 a.C.; il secondo fu ricostruito dopo l’esilio e ampliato in modo grandioso da Erode il Grande. Era meta di pellegrinaggio nelle grandi feste. Gesù vi insegnò e ne cacciò i venditori. Fu distrutto dai Romani nel 70 d.C.: oggi ne resta il Muro occidentale («del Pianto»).
La Giudea è la regione meridionale, con capitale Gerusalemme, città santa scelta da re Davide intorno al 1000 a.C. e sede del Tempio. Sion è il colle della città e, per estensione, la città stessa come dimora di Dio. Nella Giudea si trovano anche Betlemme, città di Davide dove nacque Gesù, Betània, villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, e Gerico.
La «Torah», cioè l’insegnamento di Dio contenuto nei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), attribuiti a Mosè. Comprende i Dieci comandamenti e centinaia di norme sul culto, la vita sociale, la purità e la giustizia. Per gli ebrei non è un peso ma un dono: la via per vivere nell’alleanza. I rabbini contavano 613 precetti; Gesù li riassume nell’amore di Dio e del prossimo. «La Legge e i Profeti» indica tutta la Scrittura.
Secondo re d’Israele (circa 1000 a.C.), pastore di Betlemme diventato re. Conquistò Gerusalemme e ne fece la capitale. Dio gli promise, tramite il profeta Natan, una dinastia eterna: per questo il Messia atteso era chiamato «figlio di Davide». La tradizione gli attribuisce molti Salmi. Suo figlio Salomone costruì il primo Tempio.
Gesù racconta la parabola del fico sterile. (…) Cosa rappresentano i personaggi di questa parabola? Il padrone raffigura Dio Padre e il vignaiolo è immagine di Gesù, mentre il fico è simbolo dell’umanità indifferente e arida. Gesù intercede presso il Padre in favore dell’umanità – e lo fa sempre – e lo prega di attendere e di concederle ancora del tempo, perché in essa possano germogliare i frutti dell’amore e della giustizia. Il fico che il padrone della parabola vuole estirpare rappresenta una esistenza sterile, incapace di donare, incapace di fare il bene. È simbolo di colui che vive per sé stesso, sazio e tranquillo, adagiato nelle proprie comodità, incapace di volgere lo sguardo e il cuore a quanti sono accanto a lui e si trovano in condizione di sofferenza, di povertà, di disagio. A questo atteggiamento di egoismo e di sterilità spirituale, si contrappone il grande amore del vignaiolo nei confronti del fico: fa aspettare il padrone, ha pazienza, sa aspettare, gli dedica il suo tempo e il suo lavoro. Promette al padrone di prendersi particolare cura di quell’albero infelice. E questa similitudine del vignaiolo manifesta la misericordia di Dio, che lascia a noi un tempo per la conversione. Tutti noi abbiamo bisogno di convertirci, di fare un passo avanti, e la pazienza di Dio, la misericordia, ci accompagna in questo. Nonostante la sterilità, che a volte segna la nostra esistenza, Dio ha pazienza e ci offre la possibilità di cambiare e di fare progressi sulla strada del bene. (Francesco - Angelus, 24 marzo 2019)
Testi aggiornati automaticamente dalla pagina «Vangelo del giorno e Parola del giorno» di Vatican News (Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede), secondo il calendario liturgico. Traduzione dei testi biblici: CEI. Le celebrazioni proprie della Diocesi di Aversa possono avere letture diverse.