Le 33 o 34 settimane che non celebrano un aspetto particolare del mistero di Cristo, ma lo vivono nella sua pienezza, seguendo passo passo la vita pubblica di Gesù. La domenica il Vangelo si legge in modo continuo (Matteo nell’anno A, Marco nel B, Luca nel C); la prima lettura, dall’Antico Testamento, è scelta in armonia con il Vangelo e il salmo le risponde; la seconda lettura segue in modo semicontinuo le lettere degli apostoli e ha un tema proprio. Il colore liturgico è il verde, segno di speranza.
Le letture della domenica seguono un ciclo di tre anni: nell’anno A si legge il Vangelo di Matteo, nel B quello di Marco, nel C quello di Luca; il Vangelo di Giovanni ritorna soprattutto in Quaresima e a Pasqua. I tempi dell’anno liturgico →
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Parola del Signore.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Scritto probabilmente intorno all’80-90 d.C. per una comunità di cristiani di origine ebraica, forse in Siria. Presenta Gesù come il Messia promesso, figlio di Davide e nuovo Mosè, che porta a compimento la Legge e i Profeti: per questo cita spesso l’Antico Testamento. Raccoglie gli insegnamenti di Gesù in cinque grandi discorsi, tra cui il Discorso della montagna. Mostra i contrasti con i farisei e gli scribi, riflettendo anche le tensioni del tempo tra la Chiesa e la sinagoga. È il Vangelo dell’anno liturgico A.
Movimento religioso laico nato nel II secolo a.C., all’epoca dei Maccabei. Il nome significa probabilmente «separati». Volevano santificare la vita quotidiana osservando con scrupolo la Legge di Mosè, interpretata attraverso la «tradizione degli antichi» (norme su sabato, purità, decime). Erano stimati dal popolo e attivi nelle sinagoghe; credevano nella risurrezione dei morti e negli angeli. Gesù condivide molte loro convinzioni, ma ne critica il legalismo e l’ipocrisia. Dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) da loro nacque il giudaismo rabbinico. San Paolo era stato fariseo.
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
Erode il Grande, re della Giudea per conto di Roma (37-4 a.C.), ricostruì in modo grandioso il Tempio ed è il re della strage degli innocenti. Alla sua morte il regno fu diviso tra i figli: Erode Antipa governò la Galilea al tempo di Gesù e fece decapitare Giovanni Battista, che lo rimproverava per l’unione con Erodìade, moglie del fratello. Gli «erodiani» erano i sostenitori di questa dinastia.
Titolo di rispetto (letteralmente «mio grande») dato ai maestri della Legge che avevano discepoli. Rivolgersi a Gesù chiamandolo «Rabbì» o «Maestro» significava riconoscerlo come insegnante autorevole delle Scritture, anche se non aveva frequentato le scuole degli scribi.
Dal 63 a.C. la terra d’Israele era sotto il dominio di Roma. «Cesare» era il titolo dell’imperatore: Augusto alla nascita di Gesù, Tiberio durante la sua vita pubblica. La Giudea era governata da un prefetto romano; dal 26 al 36 d.C. fu Ponzio Pilato, che autorizzò la crocifissione di Gesù. Il centurione comandava cento soldati. Il tributo a Cesare era il segno della sottomissione all’impero.
Il denaro romano era la paga di una giornata di lavoro di un bracciante. La dracma greca valeva circa un denaro. Il talento era un’unità di peso e di valore enorme, pari a circa 6.000 denari, cioè il salario di quasi vent’anni di lavoro. Sulle monete romane comparivano l’immagine e il nome dell’imperatore; al Tempio si pagava con il siclo di Tiro, per cui servivano i cambiavalute.
Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri».
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Il grande libro profetico riunisce tre parti di epoche diverse: Isaia di Gerusalemme (VIII secolo a.C., capitoli 1-39), che annuncia l’Emmanuele; un profeta dell’esilio babilonese (capitoli 40-55), che consola il popolo e presenta il misterioso Servo sofferente; e profeti del ritorno (capitoli 56-66). È il libro dell’Antico Testamento più letto in Avvento e il più citato nel Nuovo Testamento.
Uomini e donne chiamati a parlare in nome di Dio: non indovini del futuro, ma interpreti della storia alla luce dell’alleanza. Richiamano re e popolo alla fedeltà, difendono poveri, vedove e orfani, annunciano il giudizio e la speranza. I più grandi (Isaia, Geremia, Ezechiele) vissero tra l’VIII e il VI secolo a.C., nel tempo delle crisi assira e babilonese. Giovanni Battista è considerato l’ultimo dei profeti.
Nel 587 a.C. il re babilonese Nabucodònosor distrusse Gerusalemme e il Tempio e deportò in Babilonia gran parte della popolazione. L’esilio fu la crisi più profonda della storia d’Israele, ma anche il tempo in cui furono raccolte e meditate le Scritture. Nel 538 a.C. il re persiano Ciro permise il ritorno: iniziò la ricostruzione del Tempio e della comunità.
Per gli ebrei «le genti» (o nazioni, pagani, gentili) erano tutti i popoli non ebrei, che adoravano gli idoli. I profeti annunciano che anche le genti saliranno a Gerusalemme per conoscere il vero Dio. La missione degli apostoli, soprattutto di Paolo, porta il Vangelo ai pagani dell’impero romano: una delle grandi questioni della Chiesa nascente fu come accoglierli.
Abramo è il padre del popolo d’Israele e il modello della fede: partito da Ur dei Caldei (nell’attuale Iraq) verso la terra di Canaan, si fida della promessa di Dio di una discendenza numerosa. Con il figlio Isacco e il nipote Giacobbe (chiamato anche Israele, padre delle dodici tribù) forma il gruppo dei patriarchi, vissuti nel II millennio a.C. Ebrei, cristiani e musulmani lo riconoscono come padre nella fede.
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.
Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi. Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla, il Signore invece ha fatto i cieli. R.
Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. Portate offerte ed entrate nei suoi atri. R.
Prostratevi al Signore nel suo atrio santo. Tremi davanti a lui tutta la terra. Dite tra le genti: «Il Signore regna!». Egli giudica i popoli con rettitudine. R.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Raccolta di 150 preghiere poetiche, composte nell’arco di molti secoli e usate nel culto del Tempio: lodi, suppliche, ringraziamenti, lamenti, canti per il re. Molti sono attribuiti a Davide. Il Salmo responsoriale della Messa risponde alla prima lettura, con un ritornello cantato da tutta l’assemblea. La numerazione tra parentesi (es. 17 (18)) indica la differenza tra la Bibbia greca e quella ebraica.
Per gli ebrei «le genti» (o nazioni, pagani, gentili) erano tutti i popoli non ebrei, che adoravano gli idoli. I profeti annunciano che anche le genti saliranno a Gerusalemme per conoscere il vero Dio. La missione degli apostoli, soprattutto di Paolo, porta il Vangelo ai pagani dell’impero romano: una delle grandi questioni della Chiesa nascente fu come accoglierli.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési 1Ts 1,1-5b
Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Il più antico scritto del Nuovo Testamento, inviato da Paolo intorno al 50-51 d.C. da Corinto alla giovane comunità di Tessalonica (l’attuale Salonicco), capitale della provincia romana di Macedonia. Paolo l’aveva fondata da poco, ma era dovuto fuggire per l’ostilità incontrata. La comunità era formata soprattutto da pagani convertiti «dagli idoli a Dio». Paolo li loda per la loro fede in mezzo alle prove e risponde alla loro domanda sui defunti e sul ritorno del Signore.
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
Tra il 46 e il 58 d.C. circa san Paolo compì tre grandi viaggi missionari nell’attuale Turchia e in Grecia, fondando comunità nelle città dell’impero: Filippi e Tessalonica (in Macedonia), Corinto (capitale della provincia di Acaia), Efeso, le chiese della Galazia. Erano piccoli gruppi di ebrei e soprattutto di pagani convertiti, riuniti nelle case. Le sue lettere rispondono ai loro problemi concreti e sono i più antichi scritti del Nuovo Testamento.
«Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.
Nell’Antico Testamento lo «spirito» (in ebraico ruah, cioè soffio, vento) è la forza di Dio che crea, dà la vita e ispira profeti e re. Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo scende su Gesù al battesimo, è promesso ai discepoli ed è donato alla Chiesa nel giorno di Pentecoste. Per la fede cristiana è la terza persona della Trinità.
Gesù risponde con un sorprendente realismo politico, collegato con il teocentrismo della tradizione profetica. Il tributo a Cesare va pagato, perché l’immagine sulla moneta è la sua; ma l’uomo, ogni uomo, porta in sé un’altra immagine, quella di Dio, e pertanto è a Lui, e a Lui solo, che ognuno è debitore della propria esistenza. I Padri della Chiesa, prendendo spunto dal fatto che Gesù fa riferimento all’immagine dell’Imperatore impressa sulla moneta del tributo, hanno interpretato questo passo alla luce del concetto fondamentale di uomo immagine di Dio, contenuto nel primo capitolo del Libro della Genesi. (…) Questa parola di Gesù è ricca di contenuto antropologico, e non la si può ridurre al solo ambito politico. La Chiesa, pertanto, non si limita a ricordare agli uomini la giusta distinzione tra la sfera di autorità di Cesare e quella di Dio, tra l’ambito politico e quello religioso. La missione della Chiesa, come quella di Cristo, è essenzialmente parlare di Dio, fare memoria della sua sovranità, richiamare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita. (Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa per la Nuova Evangelizzazione, 16 ottobre 2011)
Testi aggiornati automaticamente dalla pagina «Vangelo del giorno e Parola del giorno» di Vatican News (Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede), secondo il calendario liturgico. Traduzione dei testi biblici: CEI. Le celebrazioni proprie della Diocesi di Aversa possono avere letture diverse.