Martedì della XXX Settimana del Tempo Ordinario · Anno A
Il periodo liturgico: Tempo Ordinario · Anno A
Le 33 o 34 settimane che non celebrano un aspetto particolare del mistero di Cristo, ma lo vivono nella sua pienezza, seguendo passo passo la vita pubblica di Gesù. La domenica il Vangelo si legge in modo continuo (Matteo nell’anno A, Marco nel B, Luca nel C); la prima lettura, dall’Antico Testamento, è scelta in armonia con il Vangelo e il salmo le risponde; la seconda lettura segue in modo semicontinuo le lettere degli apostoli e ha un tema proprio. Il colore liturgico è il verde, segno di speranza.
Le letture della domenica seguono un ciclo di tre anni: nell’anno A si legge il Vangelo di Matteo, nel B quello di Marco, nel C quello di Luca; il Vangelo di Giovanni ritorna soprattutto in Quaresima e a Pasqua. I tempi dell’anno liturgico →
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,18-21
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Parola del Signore.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Scritto intorno all’80-90 d.C. da Luca, medico di cultura greca e compagno di san Paolo, per comunità di origine pagana; ha una seconda parte, gli Atti degli Apostoli. È il Vangelo della misericordia (le parabole del figlio prodigo e della pecora smarrita), dell’attenzione ai poveri, alle donne e agli esclusi, della preghiera e della gioia. Racconta l’infanzia di Gesù dal punto di vista di Maria. È il Vangelo dell’anno liturgico C.
Il tema centrale della predicazione di Gesù: non un territorio, ma il regnare di Dio, cioè la sua presenza che salva, guarisce e rende giusti. Matteo, per il rispetto ebraico verso il nome di Dio, dice «Regno dei cieli». È già presente in Gesù, come un seme che cresce, ma attende il suo compimento alla fine dei tempi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 5,21-33
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Lettera attribuita a Paolo, probabilmente scritta da un suo discepolo verso la fine del I secolo e destinata a più comunità dell’Asia Minore. Contempla il progetto di Dio di riunire tutto in Cristo e presenta la Chiesa come suo corpo, in cui ebrei e pagani sono diventati un solo popolo.
I discepoli sono coloro che seguono un maestro, vivendo con lui per imparare. Tra i molti discepoli Gesù ne sceglie dodici, numero delle tribù d’Israele, chiamati «apostoli», cioè «inviati». Erano persone comuni, in gran parte pescatori di Galilea, guidati da Simone, che Gesù chiama Pietro («roccia»).
«Messia» (in ebraico) e «Cristo» (in greco) significano «unto», «consacrato con l’olio», come erano i re e i sacerdoti d’Israele. Al tempo di Gesù molti attendevano un Messia discendente di Davide che liberasse Israele, spesso pensato come un re politico. I cristiani riconoscono in Gesù il Messia, ma secondo la figura del servo sofferente annunciato da Isaia.
Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. R.
La tua sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa. R.
Ecco com'è benedetto l'uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion. Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! R.
Per capire il testo: contesto storico e parole chiave
Immagini familiari in una terra di agricoltori e pastori. Nei profeti la vigna è Israele, curata da Dio che attende frutti di giustizia (Isaia 5). Il pastore era il simbolo del re e dei capi del popolo: i profeti denunciano i cattivi pastori e promettono che Dio stesso pascerà il suo gregge. Gesù si presenta come il buon pastore e la vera vite.
La Giudea è la regione meridionale, con capitale Gerusalemme, città santa scelta da re Davide intorno al 1000 a.C. e sede del Tempio. Sion è il colle della città e, per estensione, la città stessa come dimora di Dio. Nella Giudea si trovano anche Betlemme, città di Davide dove nacque Gesù, Betània, villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, e Gerico.
C’è (…) una nuova possibilità di vita e di salvezza che proviene dalla fede, perché essa non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma la nostra esistenza tanto da renderla uno strumento della salvezza che Dio ancora oggi vuole operare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, si tratta di una forza mite: la fede non si impone con i mezzi della potenza e in modi straordinari; ne basta quanto un granello di senape per fare cose impensabili (cfr Lc 17,6), perché reca in sé la forza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza. È una salvezza che si realizza quando ci impegniamo in prima persona e ci prendiamo cura, con la compassione del Vangelo, della sofferenza del prossimo; è una salvezza che si fa strada, silenziosa e apparentemente inefficace, nei gesti e nelle parole quotidiane, che diventano proprio come il piccolo seme di cui ci parla Gesù; è una salvezza che lentamente cresce quando ci facciamo “servi inutili”, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore del Signore. (Leone XIV, Omelia nella Santa Messa in occasione de Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti, 5 ottobre 2025)
Testi aggiornati automaticamente dalla pagina «Vangelo del giorno e Parola del giorno» di Vatican News (Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede), secondo il calendario liturgico. Traduzione dei testi biblici: CEI. Le celebrazioni proprie della Diocesi di Aversa possono avere letture diverse.